Paradossi cilentani, quando fare l'abusivo conviene
Fare l’abusivo spesso conviene, si risparmiano tempo e soldi. Centola, nel Cilento favoloso, qui c’è Palinuro mitico, almeno un cittadino su tre ha in corso una pratica di condono o di autorizzazione edilizia con l’ufficio tecnico comunale. La gente si adatta alla bisogna. Vuoi invece seguire la legge? Non sai cosa ti aspetta e, soprattutto, se ne esci. Lello Valente, proprio a Palinuro, vuole costruire un garage sotterraneo nella sua casa, che è sì in campagna ma a cento metri dalla piazza. D’estate una simile comodità è vitale. Sta nel territorio del Parco del Cilento e quindi, oltre a quelli di rito, ci sono ancora altre certificazioni. L’ok comunale arriva, ma s’incaglia al Parco. L’ultimo miglio è suo. Valente dovrà innanzitutto dimostrare di essere Iap, acronimo che sta cioè come Imprenditore Agricolo Prevalente. Iap non è da tutti, non è facile diventarlo, soprattutto se campi con un altro mestiere. Eppure Raffaele Valente, a Palinuro, voleva costruire un garage interrato a servizio della sua prima casa. Vuol seguire le norme e non la prassi dell’abusivismo, e mal gliene incoglie. Stanco di attendere Valente ricorre al Tar, tribunale amministrativo. E’ fatta, direte, macché. Gli sarà solo costato un botto di spese legali. A distanza di sei anni non è stata ancora fissata l’udienza. Stanco di aspettare, giustificatamente alquanto indispettito, Valente torna a “bussare” al Parco del Cilento. Qui scelgono di mettersi con le spalle al sicuro L’ente chiede un parere a un docente universitario di Urbanistica dell’Università di Napoli, Francesco Domenico Moccia. Gli chiedono un consiglio su come poter superare quella richiesta di requisito di ruralità, il famoso Iap, per quelle richieste di concessioni in sanatoria realizzate prima dell’introduzione dei vincoli del Parco che intasano gli uffici tecnici di tutti i comuni dell’area. Moccia risponde che “al proprietario non si richiede di esercitare come attività quel prevalente agricola, purché se impegni con atto formale alla cura del terreno del proprio fondo”. Può anche non essere Iap, evviva. Cioè si salva la capra, un po’ di terra tua la devi tenere, e i cavoli, sì devi anche non lasciarla incolta. Valente torna speranzoso al Parco, e dal responsabile di settore, l’architetto Alfano, per sentirsi dire di nuovo un no. “Non appena so di questo parere, tra l’altro adottato all’unanimità dal Consiglio del Parco, scrivo al responsabile tecnico del Parco, architetto. Per sapere il perché. Alfano dice di doversi attenere scrupolosamente alle linee guida che sono riservate agli “abusivi” e non a chi non lo è. Traduzione: per chi viola legge una scappatoia si trova, per gli altri no. Cioè quando i buoi sono già tutti scappati dalla stalla, cioè l’abusivsmo è imperante, si impedisce la costruzione di un piccolo garage personale, peraltro interrato, e quindi neanche visibile. A questo punto l’unica speranza è di rimettere in moto il Tar. Anche perché il direttore del Parco – lo racconta Valente – alla richiesta di interpretare una norma e allarga sconsolato le braccia. Conclusioni: non si può adottare una norma o un’interpretazione della stessa che discrimina chi ha seguito la legge a discapito di chi non l’ha seguita. “Tra me che non ho costruito abusivamente e chi no, quell’interpretazione della norma premia solo chi è abusivo, ciò crea un’ingiustificata disparità di trattamento”. Trattasi di una chiara norma incostituzionale. Elementare.
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