Il Calore, fratello minore de "Il Sele"
Fiume Calore: lavori segretati e buchi sulla strada
Lungo le sue sponde Strabone colloca il Porto Alburno, dal quale le navi pestane andarono a soccorrere i romani…
di Oreste Mottola
“Spiegateci cosa sta accadendo lungo il corso del Calore”, chiedono più o meno di fronte a “Palata” sub-località di Cerrocupo. E ci mandano delle foto (scattate da Aldo Ingenito) che documentano delle trasformazioni che chi dovere dovrebbe spiegarne l’utilità. C’è poi la strada che unisce la contrada con Ponte Calore: è piena di buche, originate da un abnorme traffico di camion.
IL FIUME
E' l'antico Is, lungo il quale da Paestum - per Roccadaspide o per una diramazione della strada Annia per Postiglione - avvenivano i traffici di sale verso il Vallo di Diano. Lungo le sue sponde Strabone colloca il Porto Alburno, dal quale le navi pestane andarono a soccorrere i romani contro Annibale. Il Calore è il fiume della dea Teti, la madre di Achille. Nasce a Piaggine dal monte Cervati e dopo 63 Km si unisce, ad Albanella, nel Sele di cui è il principale affluente con una portata media di 6mila litri di acqua al minuto. Ha un bacino imbrifero di 780 chilometri quadrati. Il fiume Calore unisce i tasselli della natura cilentana con la Piana del Sele.
L’INQUINAMENTO
"Ancora vent'anni così ed il Calore, almeno nel tratto terminale, quello di Altavilla ed Albanella, diventerà com'è il Sarno oggi", dice al telefono Antonio Cariello, agronomo e guardia ecologica del Wwf. Fiume sconosciuto, misterioso e pericoloso in questo tratto il Calore Salernitano. Fogne a cielo aperto che scendono dai vicini borghi abitati, e poi la produzione di liquami delle oltre 15 mila bufale che vivono nei dintorni. Ed il mutamento della qualità delle acque del fiume possiamo farcelo raccontare, come in un'ideale Spoon River, dalle lapidi dei cimiteri. "Volemmo sottrarci alla morte morendo nella gelida morsa d'acque tenebrose e inesplorate per amore della scienza che porta a Dio. Non compiangeteci- ricordateci". E' quello che c'è scritto sulla piazza di Controne per ricordare quei ragazzi che venivano da Napoli, speleologi dilettanti, si chiamavano: Giandavide Follaca, Giulio De Julio Garbrecht e Sergio Peruzy. Nella seconda metà degli anni Settanta, pagano ancora pegno all'ira del Dio delle acque sotterranee del Calore. "Visse e morì d'amore", lo scrissero nel 1949 per ricordare il giovane Armando Di Masi, non ancora ventenne, che scelse di gettarsi, con la sua amata, nelle acque limpide del fiume per gridare la sua vendetta contro le famiglie di entrambi che frapponevano gretti ostacoli alla loro voglia di volersi bene. Ed oggi? Pochi anni fa, Fiorentino Iorio, un maestro elementare, si beccò la leptospirosi con il semplice contatto delle acque del Calore. Ci lasciò così Fiore. Per il troppo amore che aveva per questo nostro fiume. L’ultimo tributo lo ha pagato Maria Rosaria Barra, giovanissima ragazza di Eboli, aveva solo 22 anni.
IL PORTIELLO
L'archeologo Paolo Peduto ha fatto dei rilievi sul terreno che restituirebbero ad Altavilla Silentina quello che la memoria storica della gente si è sempre attribuita, il "Portus Alburnus". Ed è nella località che ha quel nome così rivelatore: "Portiello". Si trova lungo il Calore quasi alla fine di Cerrocupo. Il posto è tra i più conosciuti perchè qui c' è il Mulino dei Cennamo. Il professore Peduto afferma che, forse, si può cominciare a mettere la parola fine sulla disputa che ha diviso storici e geografi per secoli. Ma perché quell'antico porto in una zona cosi nascosta? Due sono le risposte possibili. Motivi "pratici" : perché vi si esercitava anche la pirateria, allora attività lecita, e ci voleva un posto sicuro per nascondersi. Religiosi, perché l'Alburno era considerato, già dai tempi di Tertuliano una divinità, ai piedi della quale era conveniente mettersi. Procurarsi il cibo era facile perchè nel fiume c'era una ricca fauna ittica. Ancora nel dopoguerra spigole ed orate ne risalivano il corso in corteo con anguille e capitoni e le trote rosate erano davvero tante. Con la lontra faceva da spazzino e becchino del fiume ed eliminava i pesci vecchi e malati. Appena dall'altra riva correva la romana strada del sale attraversava tutta la Valle Calore per far arrivare al Vallo di Diano il prezioso condimento.
Quello stesso percorso servì più tardi ai briganti ed alle loro donne (molte le altavillesi!) per le loro scorribande. "Portiello" terra di un qualche interesse strategico lo era per forza: di fronte ci sono gli Albumi e a pochi chilometri la vecchia strada consolare che portava a Potenza ed in Calabria, il bosco di Persano e su tutto dominava quel fiume da sempre teatro di vicende di caccia e d'amore, come di tragici annegamenti ed ameni passatempi. Ma è qui a Cerrocupo che il corso capriccioso del Calore si placa. Diventa tranquillo ed ordinato. Inquinato e “terremotato” da lavori pubblici dei quali si attende la “ratio”.
Oreste Mottola
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